Recenqualcosa di "Rites of the Starling" di Devney Perry

Editore: Always Publishing
Vol. 2 di 3
Pagine: 512
Dopo il forte impatto del primo volume, il secondo cambia subito passo e respiro. Non è più (solo) il viaggio di Odessa dentro un mondo sconosciuto e ostile, ma diventa qualcosa di più ampio, stratificato, a tratti spiazzante: una storia che si allarga, si sdoppia e costringe il lettore a rimettere continuamente in discussione ciò che credeva di aver capito.
La sensazione dominante, almeno nelle prime fasi del romanzo, è quella di essere leggermente disorientati. Non perché la narrazione sia confusa in senso negativo, ma perché la Perry decide deliberatamente di cambiare struttura: introduce un nuovo punto di vista e apre una linea narrativa che inizialmente sembra quasi scollegata da tutto ciò che riguarda Odessa e il Guardiano. È proprio qui che il libro mette alla prova il lettore, chiedendo fiducia. Perché per gran parte della lettura le domande sono molte più delle risposte, e il collegamento tra le due storyline resta nascosto sotto la superficie.
Odessa, nel frattempo, non è più la stessa. La principessa “sbagliata” del primo volume ha lasciato spazio a una figura più segnata, più consapevole, ma anche più sola. Separata dal suo mondo e dalla persona a cui è legata, si ritrova a sopravvivere in una Calandra sempre più ostile, accompagnata solo da presenze inattese e difficili da decifrare. La sua crescita continua a essere uno degli elementi più solidi della saga: non è mai immediata, non è mai lineare, ma passa attraverso errori, intuizioni, resistenze e momenti di vulnerabilità che la rendono credibile e umana anche nel mezzo di un contesto fantasy sempre più pericoloso.
Accanto a lei, però, il romanzo introduce nuove dinamiche che ampliano enormemente il mondo narrativo. Il multi-POV diventa uno strumento centrale: non solo aggiunge profondità alla storia, ma la frammenta, obbligando il lettore a ricomporre il puzzle pezzo dopo pezzo. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del libro: la sensazione costante che ogni scena, ogni dettaglio apparentemente marginale, sia in realtà la briciola di pane che conduce alla reale ampiezza della narrazione.
"[...] Lasciate la vostra casa per scoprire la persona che siete
destinate a essere. Be', la donna che sei ora mi piace molto.
E penso che mi piacerà molto anche quella che diventerai."
La parte romantica continua a essere presente, ma resta secondaria rispetto al peso crescente della trama e delle rivelazioni, anzi, è ancor più secondaria rispetto al primo volume. Le dinamiche tra i personaggi principali si evolvono, si complicano, e spesso vengono messe alla prova da eventi esterni che spostano continuamente l’equilibrio emotivo della storia. Il risultato è una tensione costante, più psicologica che romantica, che accompagna tutto il romanzo fino alla sua parte finale.
E poi arriva il punto di svolta. Perché Rites of the Starling è, senza troppi giri di parole, un libro costruito per il suo finale. Tutto ciò che prima sembrava frammentato, confuso o semplicemente distante, improvvisamente si ricompone. Le linee narrative si intrecciano, le identità si chiariscono, e il lettore si ritrova a rileggere mentalmente l’intera storia con una prospettiva completamente diversa. È quel tipo di rivelazione che non si limita a sorprendere: riorganizza tutto ciò che è venuto prima.
Non tutto, però, è immediato o perfettamente bilanciato. Il ritmo nella parte centrale può risultare più dispersivo rispetto al primo volume, soprattutto per via dell’introduzione di nuovi elementi e della necessità di costruire le basi per ciò che verrà. Ma è anche vero che questa “lentezza” è funzionale: serve a preparare il terreno per un finale che, senza questa costruzione, non avrebbe lo stesso impatto. E non ci priva dei battibecchi che nel primo volume avevano seguito Odessa e il Guardiano.
"Sono sempre prudente."
"La cosa più sconvolgente
di questa affermazione è
che ci credi davvero."
Un secondo volume che fa esattamente ciò che dovrebbe fare: espande, complica, destabilizza e prepara. Non cerca di essere immediato o rassicurante, ma lavora sottotraccia per arrivare a un’esplosione narrativa finale che cambia la percezione dell’intera saga.
E adesso resta solo una cosa da fare: aspettare il terzo libro, con la sensazione netta che tutto quello che è successo finora sia stato solo l’inizio vero della storia.



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