Recenqualcosa de "Le Ceneri e il Re Maledetto" di Carissa Broadbent
- Naia Sterne
- 19 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Editore: Mondadori
Vol. 2 di 2
Pag. 600
Uno di quei sequel che cambiano completamente ritmo e priorità rispetto al primo libro, e proprio potrebbe portare alcuni a storcere il naso. Dove Il Serpente e le Ali della Notte puntava tutto su prove, tensione continua e sopravvivenza, qui la storia si fa più lenta, più introspettiva, più dolorosa.
Non distolse lo sguardo da quegli occhi mentre moriva per mano dell'unica persona che meritava di ucciderlo.
Forse il re aveva sempre saputo che il suo più grande amore sarebbe stato la sua rovina. Forse lo aveva capito nel momento in cui l'aveva incontrata.
Lo sapeva anche la seconda volta che morì.
La narrazione riprende subito dopo gli eventi del primo volume, ma invece di buttarsi immediatamente nell’azione, si concentra su Oraya: sul suo senso di tradimento, sul lutto, su tutto quello che riguarda Vincent. Ed è proprio questo uno degli elementi più forti del romanzo. Il rapporto con il padre aleggia su tutta la storia, anche dopo la sua morte, e viene scavato in profondità, mostrando quanto possa essere complicato amare qualcuno che ti ha fatto del male.
Oraya, però, regge il libro sulle spalle senza problemi. È una protagonista che cresce, soffre, sbaglia, ma resta sempre coerente: testarda, feroce, e sempre più consapevole del proprio potere. Il suo percorso è meno una scalata al potere e più una vera e propria guarigione emotiva, e questo la rende incredibilmente umana. Anche se, va detto, il modo in cui continua a giustificare Vincent mentre è molto più dura con Raihn talvolta porta a storcere il naso.
Raihn, invece, è probabilmente la sorpresa più positiva del libro. Dopo il finale del primo, c’erano parecchi dubbi su di lui, ma qui il suo sviluppo è evidente: più vulnerabile, più presente, e soprattutto disposto a tutto pur di stare accanto a Oraya. Costretto in un destino che gli si è cucito addosso e che risulta sempre più evidente che non avrebbe scelto.
Il loro rapporto continua a giocare sull’enemies to lovers, ma in una versione più complessa, fatta di sfiducia, ferite aperte e tentativi continui di ritrovarsi. Non è un romance lineare, anzi: spesso passa in secondo piano rispetto al percorso personale di Oraya, è una cosa che ho sinceramente adorata.
Mi fermai a guardare il corridoio davanti a me.
All'improvviso compresi perché mi era sembrato
così strano camminare per quegli ambienti.
Perché non mi era mai stato permesso di farlo prima.
Dal punto di vista della trama, il libro amplia molto il worldbuilding, introducendo più politica, più dinamiche di potere e una guerra che incombe sempre più concretamente. Il problema è che tutta questa costruzione occupa una buona metà del romanzo, dando la sensazione che la storia fatichi a ingranare davvero. Quando finalmente arrivano azione e battaglie, il coinvolgimento torna alto e la tachicardia prende il sopravvento.
Anche il finale lascia sensazioni contrastanti: emotivamente funziona, chiude bene il cerchio dei protagonisti e regala momenti molto intensi, ma a livello di climax è effettivamente meno impattante del primo volume, probabilmente anche a causa di antagonisti non particolarmente memorabili.
Nonostante questi difetti, resta una conclusione solida, che punta più sui personaggi che sulla spettacolarità. È un libro che funziona soprattutto grazie all'affetto sviluppato per Oraya e Raihn e vedere come guariscono, come si scelgono, come imparano a stare insieme dopo tutto quello che è successo.
"Non ti è rimasto altro se non me" dissi. "Eppure saresti disposto a lasciarmi andare?"
"Non mi è rimasto altro se non te." mormorò. "Per questo ti lascio andare."
È sicuramente meno immediato e meno adrenalinico del primo volume, ma più emotivo e riflessivo. Non è il tipo di seguito che cerca di replicare ciò che ha funzionato prima, e proprio per questo può risultare più debole ma a mio parere è decisamente molto più significativo, e non ho potuto fare a meno di amare ogni cosa.
All'improvviso fu tutto vero. Che mi aveva salvato. Che mi aveva schiacciato.
Il suo egoismo e il suo altruismo.
Che ci aveva provato.
E che aveva fallito.
E che comunque mi aveva amato.

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