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Recenqualcosa di "A Colpi di Cannonau" di Titania Blesh

Editore: Acheron Books

Vol. 1 di 3

Pag: 332


“A colpi di Cannonau” è un po’ come quel brindisi che parte allegro, profuma di avventura e libertà… e poi ti accorgi che il retrogusto è più complesso del previsto, con una punta di amaro che non avevi messo in conto.


L’idea è una bomba (in senso piratesco, ovviamente). Donne non più giovanissime, stanche di una vita che le ha spremute come limoni, che decidono di mollare tutto e inseguire il mare, un tesoro e – soprattutto – una via di fuga. Il tutto condito da streghe legate all’oro, inquisitori, caravelle mezze scassate e un’ambientazione che profuma di salsedine, vento e guai. È uno di quei romanzi che scorrono veloci, che ti fanno dire “ancora un capitolo e poi smetto” salvo ritrovarti a notte fonda con gli occhi a mezz’asta.


E poi c’è Fiammetta. Ah, Fiammetta. Protagonista fuori dagli schemi, sicuramente. Determinata, anche troppo. Arrabbiata con il mondo, spesso a ragione. Ma anche… come dirlo con affetto? Faticosa. È il tipo di persona che entra in una stanza con un’idea e ne esce con la stessa idea, solo più rumorosa. Ha un sogno chiarissimo – diventare pirata – ma un’idea un po’ meno chiara di cosa questo comporti davvero. Il risultato è che più che una capitana temprata dal mare, a tratti sembra una turista molto motivata ma senza Google Maps.


Il punto è che il libro sembra voler costruire attorno a lei una grande dichiarazione di intenti, soprattutto sul tema della libertà e del ruolo delle donne, ma poi la narrazione prende strade più contraddittorie. Fiammetta dice tanto, agisce meno, e quando lo fa spesso qualcuno più competente di lei sistema le cose. Il che crea un curioso effetto collaterale: ti ritrovi a guardare gli altri personaggi con crescente interesse, come quando a una festa scopri che gli invitati secondari sono molto più divertenti del padrone di casa.


E qui entra in scena Ambrosio, che ruba la scena con una facilità quasi sospetta. Il suo percorso è più sfaccettato, più dinamico, più… soddisfacente. È uno di quei personaggi che partono in un modo e arrivano da tutt’altra parte, lasciando qualcosa anche al lettore. Insomma, mentre Fiammetta resta una fiamma costante, lui è proprio il fuoco che cambia forma. La sua evoluzione è palpabile e coinvolgente.


Un altro elemento interessante è lo stile: diretto, spesso ironico, con momenti che strappano risate sincere. Non si prende troppo sul serio, e questo è un pregio enorme. Riesce a intrattenere con una costanza sorprendente. E la uscite di Diamante aiutano senza alcun dubbio, amo quella donna.


È una lettura che diverte, incuriosisce e ogni tanto fa alzare un sopracciglio. Non è perfetto, ma ha personalità da vendere – e oggi non è così scontato. È un viaggio un po’ sgangherato, come la nave delle protagoniste: scricchiola, devia, prende onde strane… però in qualche modo arriva a destinazione, e nel frattempo ti fa godere il panorama.

E alla fine, chiudi il libro con un pensiero molto semplice: forse non saliresti mai su quella nave… ma leggere delle loro disavventure? Quello sì, volentieri.







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