Recenqualcosa di "Inno di Vendetta e Rovina" di Alexandra Rei
- Naia Sterne

- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Selfpublishing
Vol. 3 di 3
Pag. 598
Ci sono fantasy che parlano di vendetta.
Poi c’è Inno di Vendetta e Rovina di Alexandra Rei, che prende la vendetta, la veste con un mantello svolazzante, le mette una colonna sonora epica in sottofondo e le dice: “Adesso vai e fai più danni possibili.” E lei obbedisce.
Questo terzo capitolo della saga dell’Arcana War può essere letto come standalone, si, come con i precedenti, ma è un po’ come presentarsi a una guerra sacra senza aver letto il briefing: tecnicamente puoi farlo, ma all’inizio ti sentiresti come se tutti sapessero qualcosa che tu hai perso per strada.
Il worldbuilding è denso, stratificato, pieno di ordini antichi, divinità silenziose, cicli di reincarnazioni e guerre che si ripetono “again and again and again” finché qualcuno non trova il coraggio (o la follia) di spezzarle. E qui entra in scena Dylan, l’Alta Sacerdotessa scelta da El, il padre di tutti gli dèi, che però ha un piccolo dettaglio problematico: il suo dio non le parla. Mai. Mentre gli altri Arcani hanno poteri chiari, ruoli definiti e identità scolpite nel marmo del destino, lei si ritrova con un terzo del potere delle sue predecessore e una montagna di aspettative sulle spalle. Violante era forza, Lena era dolcezza… e Dylan? Dylan è dubbio, insicurezza, impulsività e una quantità sorprendente di svenimenti. È meno “eroina invincibile” e più “dramma ambulante con responsabilità cosmiche”. Eppure è proprio questo che la rende interessante: non è l’Alta Sacerdotessa perfetta, è quella che si chiede continuamente se merita di esserlo.
Il problema è che nel frattempo deve salvare gli Arcani risvegliati prima che vengano massacrati dagli Apostoli infernali, trovare l’Imperatore scomparso, scoprire chi è il traditore e, già che c’è, decidere se spezzare o meno un legame predestinato dagli dèi per inseguire un’attrazione che definire impulsiva è un complimento. Le scelte qui non sono mai misurate: se esiste l’opzione più complicata, dolorosa e potenzialmente devastante… verrà scelta con convinzione assoluta. Sempre.
Il romance si inserisce in questo caos con zero intenzione di essere rassicurante. Non è zuccheroso, non è lineare, e spesso ti viene voglia di entrare nella pagina e urlare “parlatevi!” mentre i protagonisti si fissano intensamente circondati da macerie emotive e letterali. Ma metà del fascino sta proprio lì, in quella tensione trattenuta che brucia più delle battaglie. E di battaglie ce ne sono tante: arene letali, scontri sanguinosi, sacrifici che fanno male (sì, preparatevi a diverse morti), rivelazioni sul ciclo eterno della guerra sacra e sull’origine degli Arcani che ampliano ancora di più l’orizzonte della saga.
La magia, legata agli Arcani e alle carte, è una delle cose più affascinanti: originale, simbolica, quasi rituale. Il conflitto non è solo celeste contro infernale, ma morale contro vendetta, destino contro scelta. Dylan arriva a chiedersi se, per spezzare il ciclo, sia disposta a diventare lei stessa il mostro. E qui il libro alza davvero la posta: non bisogna temere il mostro, ma ciò che lo ha creato.
C’è una riflessione costante sul dolore che chiede di essere sentito, sul perdono che concediamo agli altri ma non a noi stessi, sulla possibilità di scegliere diversamente anche quando il mondo ti spinge a ripetere sempre gli stessi errori. Non è una lettura tranquilla, né sempre facile da seguire se non si ha familiarità con l’universo precedente, e a volte l’intensità emotiva è talmente spinta che sembra di stare in una telenovela fantasy con dèi vendicativi e cavalieri benedetti. Ma è coerente con se stessa, grandiosa, viscerale, piena di pathos e drammi gloriosi.
Se amate i fantasy romantici dove i sentimenti sono grandi quanto le guerre, dove nessuno prende decisioni tranquille e dove la vendetta ha sempre un prezzo da pagare, questo libro vi travolgerà come una valanga. E sì, forse vi farà anche arrabbiare. Ma di quelle arrabbiature che vi tengono incollati fino all’ultima pagina.
ps. se io ho imparato una cosa dai libri di Alexandra, è che se ho un personaggio preferito... lei mi farà soffrire.

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