Recenqualcosa di "Storia Naturale dei Draghi" di Marie Brennan
- Naia Sterne

- 11 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Editore: Armenia
Vol. 1 di 5
Pag. 332
Storia naturale dei draghi di Marie Brennan è uno di quei fantasy che riescono a prendere una creatura vista mille volte — il drago — e farla sembrare di nuovo qualcosa di meraviglioso, misterioso e completamente nuovo. Come se non ne avessimo mai incontrato nessuno. E no, non aspettatevi il classico fantasy pieno di guerre epiche, cavalieri e draghi cavalcabili. Qui i draghi vengono studiati. Osservati. Catalogati. Quasi dissezionati. Ed è proprio questo il bello.
Il romanzo si presenta come il primo tassello de le memorie di Lady Trent, la più famosa naturalista del suo mondo, ormai anziana e pronta a raccontare com’è iniziata la sua ossessione per i draghi. E già questa scelta narrativa secondo me dà al libro un’identità fortissima. Isabella racconta la propria giovinezza con uno stile ironico, analitico e a tratti quasi auto-critico, come se stessimo davvero leggendo il diario di viaggio di una scienziata dell’età vittoriana.
L’ambientazione ci riporta all’Inghilterra ottocentesca: una società rigidissima, piena di aspettative verso le donne, dove una ragazza dovrebbe pensare a matrimoni, ricamo e buone maniere… non certo a sezionare creature volanti o partire per spedizioni scientifiche in mezzo alle montagne. E Isabella è fantastica proprio per questo.
Tentai di tenere a freno il mio entusiasmo, perché la cultura è una
cosa ammirevole, negli uomini come nelle donne, ma solo quando
è del tipo giusto (naturalmente, questa è l'opinione della società,
non la mia, e sono lieta di dire che le cose sono alquanto cambiate
dai miei tempi.)
Non è una protagonista “girlboss” moderna infilata a forza in un contesto storico. È una donna intelligentissima ma cresciuta dentro quei limiti sociali, che spesso li interiorizza, com'è normale che sia. La sua evoluzione è graduale, credibile e piena di contraddizioni. A volte è brillante, altre egoista, impulsiva o persino irritante. Ma sembra vera in ogni momento.
Una delle cose che ho adorato di più è il modo in cui Marie Brennan tratta i draghi. Non creature mitologiche messe lì per fare scena, ma esseri viventi con anatomia, habitat, abitudini migratorie e comportamenti specifici. Si percepisce tantissimo il background antropologico dell’autrice: tutto ha quell’approccio quasi scientifico che rende il worldbuilding incredibilmente immersivo.
E infatti il worldbuilding è probabilmente la parte più forte del libro. La spedizione in Vystrana — questa regione ispirata all’Europa dell’Est tra montagne, villaggi isolati e folklore locale — ha davvero il sapore dei vecchi romanzi di esplorazione. A tratti sembrava di leggere una versione fantasy di Jules Verne, ma con i draghi. Tra l’altro ho amato il fatto che il libro non romanticizzi queste enormi e terrificanti creature. Per Isabella sono creature affascinanti, ma per le popolazioni locali spesso sono un pericolo reale che attacca il bestiame e mette a rischio la sopravvivenza dei villaggi. E questo crea un conflitto molto più interessante del semplice “draghi belli vs uomini cattivi”.
"È... è come se dentro di me ci fosse un drago. Non so quanto sia grande, forse sta ancora crescendo,
ma ha le ali e forza, e... e non lo posso tenere in una gabbia perché morirebbe.
Io morirei."
Anche tutta la parte politica e culturale funziona molto bene. Brennan inserisce temi come sessismo, colonialismo e rapporto tra scienza e popolazioni locali senza mai trasformare il libro in una lezione morale. Sono elementi che emergono naturalmente attraverso gli occhi di Isabella — e soprattutto attraverso gli errori che lei stessa commette e che con il senno di poi, l'Isabella scrittrice auto denuncia con l'intelligenza dell'esperienza.
Detto questo, capisco anche perché non sia un libro per tutti. Il ritmo è piuttosto lento, soprattutto nella prima parte, e la struttura memoir crea inevitabilmente un certo distacco emotivo: sai già che Isabella è sopravvissuta abbastanza a lungo da raccontarti tutto. È un fantasy molto più contemplativo che adrenalinico, una lettura più che cozy, perfetta davanti a un camino, avvolti in una copertina e immersi in una poltrona.
Io ho adorato il ritmo lento e le descrizioni immersive, mi sono sentita Isabella, ho desiderato essere Isabella, essere parte della spedizione, sfogliare i suoi appunti, vedere i draghi delle rocce nelle caverne di Vystrana e passare le serate davanti al fuoco ad ascoltare storie locali.
E quel finale… no. Non ne parliamo. Marie Brennan, io certe cose non te le perdonerò mai.
Ma sì, leggerò assolutamente tutti gli altri libri della serie.

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