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Recenqualcosa de "La Città Sospesa" di Charlie N. Holmberg

5 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Editore: Queen Edizioni

Autoconclusivo

Pagine: 420


Partiamo da una cosa importante: io non pensavo che nella mia vita sarebbe arrivato il momento in cui avrei avuto qualcosa da dire su un troll. E invece eccoci qui. La letteratura mi ha portata anche a questo.


La città sospesa di Charlie N. Holmberg è uno di quei fantasy che ti prendono per mano e ti portano in un mondo che, sulla carta, dovrebbe essere parecchio poco ospitale: una terra devastata dalla siccità, una città nascosta tra le rocce, una società organizzata secondo caste rigidissime e, soprattutto, i trollis. Che, vi assicuro, sono molto più interessanti di quanto il mio immaginario da fiaba mi avesse preparata ad accettare.


La nostra Lark è in fuga da anni. Non semplicemente da qualcuno, ma da tutto quello che la sua vita precedente rappresentava. Ha un potere che dovrebbe essere una fortuna e che invece, per lei, è diventato praticamente una condanna: può insinuare la paura nella mente degli altri. E visto che le persone hanno già una certa tendenza a terrorizzarsi benissimo da sole, direi che il suo talento non le ha esattamente facilitato la ricerca di una casa.


Quando arriva a Cagmar, però, succede qualcosa di interessante: per la prima volta il suo dono non è soltanto qualcosa da nascondere. Può essere utile. E quindi Lark si ritrova a dover fare i conti con una domanda che, secondo me, è uno dei punti più belli del romanzo: siamo davvero ciò che gli altri decidono che siamo?


Perché Lark è stata trattata per anni come una minaccia, come un'arma, come qualcosa da tenere a distanza. A Cagmar continua a essere considerata diversa, certo, ma lentamente comincia a scoprire che forse il problema non è quello che è lei. Forse è tutto il resto che le è stato raccontato su di sé.


E qui entra in gioco il worldbuilding, che per me è stata una delle parti più interessanti. La società dei trollis ha regole, gerarchie e tradizioni molto precise e la divisione in caste aggiunge una bella dose di tensione a una storia che altrimenti avrebbe potuto ridursi alla classica ragazza umana che arriva in mezzo ai "mostri" e scopre che, sorpresa sorpresa, i mostri non sono poi così mostruosi. Qui c'è qualcosa in più: ci sono equilibri sociali, pregiudizi, rapporti di potere e un'intera comunità che funziona secondo principi molto diversi da quelli a cui Lark è abituata.


E poi c'è Azmar.

Ora. Azmar è un troll.

Io questa informazione continuo a trovarla vagamente esilarante perché siamo partiti da fantasy romance, siamo passati per vampiri, demoni, fate, mutaforma e compagnia bella e ormai evidentemente il mercato ha deciso che dobbiamo ampliare gli orizzonti. E io, da brava lettrice, mi adeguo.


La cosa che ho apprezzato è che il rapporto tra Lark e Azmar non parte con il classico "ti odio, ma vorrei saltarti addosso". Qui ci vuole tempo. Ci sono diffidenza, incomprensioni, vicinanza costruita poco alla volta e soprattutto due persone che devono prima imparare a guardarsi davvero. Il romance rimane abbastanza delicato e, proprio per questo, alcuni momenti hanno un peso maggiore di quanto ci si aspetterebbe.


Lark, poi, è una protagonista che ho apprezzato soprattutto perché il suo percorso non consiste semplicemente nel diventare improvvisamente potentissima e sistemare tutto a colpi di magia. Deve imparare a convivere con qualcosa che per anni ha considerato una parte sbagliata di sé. E questa, per me, è la vera crescita del personaggio: non smettere di avere paura del proprio potere, ma smettere di considerarlo automaticamente qualcosa di cui vergognarsi.


Ho adorato anche alcuni dei personaggi secondari, perché Cagmar non sembra una città costruita esclusivamente per fare da sfondo alla storia d'amore. Ci sono persone con idee, interessi e modi di vedere il mondo diversi e alcune di loro sono riuscite a conquistarmi parecchio.


Detto questo, non è stata una lettura perfetta.

La parte iniziale mi ha coinvolta molto più di quella conclusiva. Avevo parecchia curiosità per tutto ciò che riguardava Cagmar, le caste, i rapporti tra trollis e umani e soprattutto per il passato di Lark. Proprio per questo, in alcuni momenti avrei voluto che certe questioni venissero approfondite maggiormente invece di essere lasciate un po' sullo sfondo. Anche il finale, soprattutto per alcune vicende, mi è sembrato arrivare con una certa fretta dopo una costruzione molto più lenta.


E forse è proprio questo il mio principale "però": avevo la sensazione che ci fosse materiale per fare ancora più male. Nel senso buono, eh. Più conflitto, più conseguenze, più spazio per alcuni personaggi e per determinate dinamiche sociali. Alcune cose mi hanno incuriosita tantissimo e poi mi sono ritrovata a pensare: "Aspetta, tutto qui? Io volevo sapere altro!"


Però, alla fine, La città sospesa mi ha lasciato proprio quello che cercavo: una storia fantasy diversa dal solito, con un'ambientazione particolare, una protagonista che deve imparare a fare pace con se stessa e un romance che cresce senza prendersi tutta la scena.


E soprattutto mi ha insegnato una cosa.

Che nella vita non bisogna mai dire "io con i troll non ci provo".

Perché poi arriva Azmar e improvvisamente eccoci qua.







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