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Recenqualcosa di "Shinobi" di Federico Galdi

27 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Editore: Plesio Editore

Vol. 2 di 2

Pagine: 271


Ci sono sequel che riprendono una storia e sequel che riescono a farti apprezzare ancora di più il mondo in cui quella storia è ambientata. Shinobi di Federico Galdi, per me, appartiene decisamente alla seconda categoria. E se con Tramonto a Oriente avevo intuito quanto Wa avesse ancora da raccontare, con questo secondo volume ho avuto finalmente la possibilità di immergermi molto più a fondo nelle sue dinamiche. Con risultati decisamente soddisfacenti.


Torniamo quindi nelle Cinque Province di Wa, ma questa volta al centro della vicenda troviamo Fuma Katsumi e Fuma Hikaru, due shinobi coinvolti in una missione che li porterà sulla misteriosa isola di Ryujin-jima. Il loro incarico sembra abbastanza semplice, almeno sulla carta: eliminare un partecipante al torneo organizzato sull'isola, considerato una possibile minaccia per gli equilibri politici del Paese. Naturalmente, quando ci sono di mezzo missioni segrete, intrighi e interessi di potere, pensare che le cose possano andare secondo i piani è probabilmente il primo errore da evitare. Senza contare che questo risulta evidentemente essere una trappola.


Una delle cose che ho apprezzato maggiormente è proprio il modo in cui l'autore riprende l'universo narrativo di Tramonto a Oriente e lo amplia attraverso una vicenda nuova, con protagonisti diversi, ma tutt'altro che scollegata da ciò che abbiamo già letto. I riferimenti al primo volume sono stati una delle mie parti preferite: ritrovare elementi, situazioni e collegamenti con una storia precedente dà una soddisfazione particolare, soprattutto perché non si ha mai l'impressione che siano stati inseriti soltanto per strizzare l'occhio a chi ha già letto il romanzo. Tutto contribuisce a rendere Wa un mondo vivo, in cui le vicende dei singoli non esistono in una bolla isolata, ma si intrecciano con una storia più grande. La filastrocca su Minako mi ha mandata in brodo di giuggiole.


E qui devo spendere qualche parola sul worldbuilding, perché è davvero uno degli aspetti che mi ha conquistata. Federico Galdi dimostra di avere un universo narrativo estremamente ricco, costruito con attenzione e con una notevole capacità di intrecciare cultura, tradizioni, folklore e dinamiche sociali. Wa non è semplicemente lo scenario in cui si muovono i personaggi: ha una propria identità, regole, gerarchie e interessi che influenzano concretamente ciò che accade. Più si procede nella lettura, più si ha la sensazione che dietro ogni evento ci sia qualcosa di più ampio da scoprire.


Ho apprezzato moltissimo anche la componente politica. Gli equilibri tra le Province, le alleanze e gli interessi delle famiglie al potere aggiungono una dimensione che rende la vicenda decisamente più articolata. Le decisioni non riguardano soltanto chi si trova direttamente coinvolto, ma possono avere conseguenze su un'intera regione e modificare rapporti costruiti nel tempo. E questo è secondo me il modo in cui una storia fantasy deve lavorare con il proprio worldbuilding e sistema politico riuscendo a dare peso alla propria ambientazione: non basta avere un mondo interessante, bisogna anche farlo funzionare.


Ma è ora di parlare dei protagonisti, perché anche qui ho trovato parecchio da apprezzare. Katsumi e Hikaru sono due personaggi che ho adorato seguire, soprattutto grazie alle differenze tra i loro caratteri e i rispettivi punti di vista. Il doppio POV permette di osservare gli avvenimenti da prospettive differenti, comprendendo meglio le loro reazioni e il modo in cui ciascuno affronta ciò che accade. Il rapporto tra i due è uno degli aspetti che rendono interessante la lettura, perché non sono semplicemente due personaggi che condividono una missione, ma due individualità con pensieri, fragilità e modi diversi di rapportarsi al mondo.


La caratterizzazione è uno dei punti più riusciti del romanzo. I personaggi hanno una propria identità e non sembrano esistere soltanto per far procedere la trama, compresi quelli che incontriamo lungo il percorso contribuiscono a rendere la storia più sfaccettata, senza trasformarsi in semplici comparse funzionali agli eventi. E poi, diciamolo, quando un autore riesce a farti affezionare ai suoi personaggi e contemporaneamente a farti dubitare delle loro intenzioni, sta facendo un buon lavoro. Anche perché la fiducia, in certi contesti, è un lusso che non tutti possono permettersi.


La vicenda alterna momenti di azione, combattimenti, tensione e intrighi, mantenendo un ritmo che mi ha coinvolta molto più di quanto fosse successo con il primo volume. La narrazione scorre con naturalezza e la curiosità di capire dove porteranno le varie situazioni accompagna tutta la lettura. Ho trovato particolarmente riuscita anche la gestione degli scontri, che si inseriscono nella storia senza diventare semplici parentesi spettacolari, ma contribuiscono a raccontare i personaggi e le loro capacità. Inoltre bisogna fare una menzione alla loro descrizione, sono davvero scritti bene e risultano perfettamente verosimili.


Il glossario finale, che c'era anche in Tramonto a Oriente, è un'aggiunta utile per chi desidera orientarsi meglio tra termini, nomi e riferimenti, soprattutto considerando la quantità di dettagli che caratterizza questo universo. Anche perché, non tutti hanno modo di conoscere ogni riferimento, quindi avere una "mappa" che permetta di orientarsi è indubbiamente utile.


Se con Tramonto a Oriente avevo avuto la sensazione che alcune vicende avrebbero meritato più spazio e che il finale arrivasse un po' troppo in fretta, con Shinobi non è successo. Ho trovato una storia capace di valorizzare meglio le proprie potenzialità, con personaggi che funzionano, una trama coinvolgente e un'ambientazione che continua ad acquistare profondità.


Insomma, se il primo volume mi aveva incuriosita e lasciata con la voglia di conoscere meglio Wa, questo secondo capitolo ha decisamente superato le mie aspettative. Ho apprezzato i collegamenti con la storia precedente, mi sono affezionata ai nuovi protagonisti e soprattutto ho avuto la conferma che questo universo narrativo ha ancora tantissimo da offrire.


E adesso, Federico, io non vorrei mettere ansia a nessuno, ma dopo avermi fatto venire voglia di esplorare ogni angolo di Wa, direi che non puoi lasciarmi qui, lo facciamo un altro sequel?








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