Recenqualcosa di " Animae duae, animus unus" di Chiara Saccuta

Editore: Lumien
Vol: 3/4 - novella
Pagine: 216
Ci sono autori che scrivono novelle per regalare ai lettori una piccola pausa tra un volume e l’altro della saga. Poi c’è Chiara Saccuta, che evidentemente considera la parola pausa un concetto sopravvalutato e ha deciso che, anche con poco più di duecento pagine a disposizione, possiamo tranquillamente soffrire ancora.
Perché se pensavate che, dopo Post fata resurgo, il Kosmos avesse bisogno di un momento per riprendersi, mi dispiace informarvi che non funziona così. Qui nessuno si ferma, nessuno tira il fiato e, soprattutto, nessuno sembra intenzionato a lasciarci in pace.
Animae duae, animus unus si colloca tra il secondo e il terzo volume di Per Aspera ad Astra e riporta al centro della scena due personaggi che, nella saga principale, avevano avuto meno spazio: Lance e Damaris. Due prospettive molto diverse, due percorsi che si muovono su fronti distinti, ma che contribuiscono entrambi a mostrarci quanto gli eventi precedenti abbiano lasciato macerie ben più profonde di quelle immediatamente visibili.
E no, non è la classica novella che puoi saltare perché tanto sarà solo un intermezzo carino in attesa del prossimo romanzo. Se avete intenzione di continuare la saga, questa è una tappa importante. E se speravate in un intermezzo carino, be’, forse è il caso di rivedere le vostre aspettative.
Parto da Lance, perché il suo punto di vista mi ha permesso di osservare Edward da una prospettiva completamente diversa. Finora abbiamo conosciuto quest’ultimo attraverso dinamiche e rapporti che ci hanno portato a comprenderne le contraddizioni, i tormenti e le fragilità. Attraverso gli occhi di Lance, invece, ci troviamo davanti a qualcuno che ha oltrepassato un limite difficile da ignorare. Non è più soltanto l’amico che conosceva, ma una persona le cui azioni hanno incrinato qualcosa di fondamentale. Ed è interessante vedere come un personaggio che conosciamo già possa cambiare forma semplicemente perché a raccontarcelo è qualcuno che non riesce più a guardarlo come prima.
Lance è ferito, arrabbiato e alle prese con sentimenti che non sa bene dove mettere. La sua reazione mi è sembrata coerente con ciò che ha vissuto, anche quando non mi sono trovata d’accordo con tutto quello che pensa o fa. In alcuni momenti la rabbia prende decisamente il sopravvento, ma è proprio questo a renderlo interessante: non è un personaggio che riesce sempre a gestire il proprio dolore con lucidità, né uno che si comporta necessariamente nel modo più ragionevole.
Insomma, se cercate qualcuno che affronti i traumi con una tisana, tre respiri profondi e una comunicazione emotiva impeccabile, probabilmente non è il vostro uomo. I suoi capitoli, inoltre, non servono soltanto ad approfondire il suo percorso personale. Ci permettono di osservare le conseguenze delle scelte di Edward anche all’interno dei rapporti tra gli altri personaggi, aprendo nuove crepe e lasciando intravedere tensioni destinate ad avere un peso maggiore negli sviluppi futuri. Ho apprezzato molto questo cambio di prospettiva, perché non offre risposte semplici e non cerca di rendere più accettabili comportamenti che hanno avuto conseguenze importanti.
A volte comprendere qualcuno non significa giustificarlo. E, nel Kosmos, questa distinzione sta diventando sempre più difficile da ignorare.
Dall’altra parte troviamo Damaris, l’Incarnazione Stellare del Sole, che si ritrova coinvolta in intrighi di corte e giochi di potere su Marte. Se Lance è attraversato dalla rabbia, Damaris affronta gli eventi partendo da una disposizione d’animo quasi opposta: cerca di credere nelle persone, si aggrappa ai propri principi e fatica ad accettare che dietro le azioni altrui possano nascondersi intenzioni tutt’altro che nobili. La sua gentilezza, però, non è sinonimo di debolezza. O almeno, non dovrebbe esserlo. Il problema è che in un ambiente in cui tutti sembrano avere un secondo fine, concedere fiducia può diventare un lusso pericoloso.
Ho trovato interessante seguire Damaris proprio perché il suo percorso non ricalca quello della protagonista principale della saga. La sua forza non si manifesta necessariamente attraverso la capacità di affrontare un nemico in battaglia, ma nella tenacia con cui cerca di restare fedele a ciò in cui crede, anche quando la realtà si ostina a dimostrarle quanto possa essere doloroso farlo. La sua ingenuità la espone a manipolazioni e conseguenze difficili da sostenere, ma non cancella la determinazione che la accompagna.
E poi c’è il rapporto con sua madre, Meritamon. Per me, uno degli aspetti più riusciti della novella. Il loro legame è complesso, attraversato da affetto, incomprensioni e modi diversi di affrontare il mondo. Non è un rapporto sempre facile da decifrare, ma proprio per questo risulta interessante: dietro certi atteggiamenti emergono motivazioni che permettono di rileggere le loro interazioni con maggiore consapevolezza.
Meritamon è un personaggio che si fa notare, una donna che ha imparato a muoversi in un contesto in cui mostrarsi vulnerabili può avere un prezzo altissimo. Il suo modo di proteggere Damaris non coincide sempre con ciò che la figlia vorrebbe o riuscirebbe a comprendere, e da questa distanza nascono alcune delle dinamiche emotive più forti della storia.
Mi è piaciuto che Chiara abbia dato tanto spazio a questo rapporto, senza ridurlo a una semplice questione di amore materno. Volersi bene non significa capirsi sempre, né riuscire a proteggersi da tutto. A volte significa anche prendere decisioni che l’altra persona non può comprendere fino in fondo, con conseguenze che lasciano il segno.
E qui mi fermo, perché parlare troppo di questa parte significherebbe avvicinarsi pericolosamente a territori in cui gli spoiler diventano inevitabili. Mi limiterò a dire che, se pensate di attraversare questa novella senza avere almeno un momento in cui fissare la pagina chiedendovi che cosa abbiate fatto di male per meritare tutto questo, potreste essere più ottimisti di me, perché io lo sapevo che avrei sofferto, cazzo.
Anche l’ambientazione merita una menzione. Con Marte, Chiara amplia ulteriormente il panorama del Kosmos, dando al pianeta un’identità visiva e culturale ben riconoscibile. Il paesaggio desertico, le condizioni estreme e le atmosfere che richiamano culture mediorientali e africane contribuiscono a distinguere questo scenario da quelli incontrati in precedenza. Non è soltanto una nuova destinazione sulla mappa: è un ambiente che influenza i rapporti sociali, le dinamiche di potere e il modo in cui si muovono i personaggi.
Mi piace quando un worldbuilding riesce a fare questo, quando non si limita a fornire uno sfondo suggestivo, ma diventa parte integrante della storia. E anche in questo caso si percepisce la cura con cui l’autrice costruisce il proprio universo narrativo.
Naturalmente, non mancano gli intrighi politici, i tradimenti e le decisioni discutibili. Anzi, se c’è una certezza che questa saga continua a consolidare, è che nel Kosmos nessuno sembra avere intenzione di limitarsi a una vita tranquilla. Ogni personaggio porta con sé interessi, convinzioni e segreti, e spesso ciò che considera giusto entra in conflitto con quello che gli altri ritengono necessario.
Il confine tra bene e male si fa sempre più sottile, e non basta avere buone intenzioni per evitare di provocare conseguenze terribili. È un aspetto che ho apprezzato anche in questa novella, perché lascia spazio a personaggi contraddittori, capaci di compiere scelte comprensibili senza per questo renderle automaticamente giuste.
E mentre le vicende di Lance e Damaris si sviluppano, la tensione cresce fino a lasciare intuire quanto gli eventi raccontati qui saranno importanti per il futuro della saga. Non ho mai avuto l’impressione di trovarmi davanti a una parentesi inserita soltanto per concedere più spazio a due personaggi secondari. Al contrario, questa storia arricchisce la trama generale, aggiunge nuovi tasselli e modifica il modo in cui guardiamo a ciò che potrebbe accadere in seguito.
La brevità, quindi, non è sinonimo di leggerezza. In queste pagine succede parecchio, sia sul piano degli avvenimenti sia su quello emotivo, e Chiara riesce a mantenere una narrazione scorrevole anche quando la storia affronta situazioni molto dure. La scrittura accompagna bene i cambi di prospettiva e le scene d’azione, mentre i momenti più intimi permettono di soffermarsi sulle conseguenze che gli eventi hanno sui personaggi.
Sono presenti anche tematiche delicate, trattate con attenzione, che contribuiscono a rendere la lettura più intensa e dolorosa. Non è una novella da affrontare aspettandosi una parentesi rassicurante, e credo sia importante saperlo prima di iniziare.
Se avete già letto i primi due volumi di Per Aspera ad Astra, insomma, non considerate questo libro un extra da recuperare eventualmente in futuro. È un tassello che merita il suo spazio e che prepara il terreno per ciò che verrà, approfondendo personaggi e dinamiche che nella saga principale avevano ancora molto da raccontare.
Personalmente, ho apprezzato soprattutto la possibilità di entrare nella testa di Lance e Damaris e di scoprire quanto ci fosse ancora da comprendere su entrambi. La loro storia dimostra che anche chi rimane ai margini della narrazione può avere un mondo interiore complesso e un ruolo tutt’altro che secondario negli equilibri generali.
E adesso, naturalmente, vorrei il terzo volume. Subito, possibilmente.
Chiara, non è una minaccia. È una richiesta educata, formulata da una lettrice che ormai sa benissimo che tornare nel Kosmos significa mettere a rischio la propria serenità emotiva, ma che evidentemente non ha alcuna intenzione di imparare dai propri errori.
Dopotutto, se siamo arrivati fin qui, è chiaro che la sofferenza narrativa ci piace.
Purché sia ben scritta, naturalmente.





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