Recenqualcosa di "Come (non) innamorarsi del Nemico" di Brigitte Knightley
- Naia Sterne

- 30 apr
- Tempo di lettura: 3 min

Editore: Giunti
Vol. 1 di 2 (credo)
Pag. 452
La cosa che mi ha fatto sorridere fin da subito è che questo libro non finge di non sapere cosa sta facendo. Abbraccia completamente il trope enemies to lovers e lo tratta come si deve: con tensione, battute taglienti, orgoglio ferito e quell’attrazione che nessuno dei due vuole ammettere perché significherebbe perdere la guerra personale che hanno dichiarato l’uno all’altra.
I protagonisti non sono nemici “tanto per”. C’è un motivo. C’è un conflitto vero, che sfocia dal personale al professionale fino al morale. E questa base rende tutto più interessante, perché l’odio iniziale non è superficiale: è sentito. È radicato. E quindi il passaggio dall’antagonismo alla complicità non è immediato. È una battaglia e non arriva ad una fine in questo volume.
Osric Mordaunt è un membro dell'Ordine dei Fyren, un asassino ed è stato colpito da una rara malattia che rischia di fargli perdere tutto, ha bisogno di un Haelan. Un guaritore che tenti, almeno, di salvarlo. Il problema è che nessun Haelan guarirebbe un Fyren. Aurienne Fairhrim dovrò invece lavorare sul suo caso, l'unica che potrebbe davvero venire a capo della malattia che lo colpisce. Lei non vorrebbe aiutarlo, non vorrebbe nulla di meno che aiutare un Fyren ma è obbligata, perché Osric versa una cospicua donazione (anonima) per la ricerca di un vaccino per la mattia che sta colpendo i bambini.
"Quell'uomo ha pagato venti milioni di thrymsas perché
lei testi su di lui una fantasia inattuabile. Glielo conceda.
È il suo ultimo desiderio."
La prima metà del libro è praticamente una competizione a chi colpisce meglio con le parole. Dialoghi pieni di frecciatine, tensione che si potrebbe tagliare con un coltello, scene in cui ti ritrovi a pensare “ok, ora si baciano o si denunciano?”. Ed è esattamente quel tipo di equilibrio che rende la lettura irresistibile.
I due non sembrerebbero avere nulla in comune, davvero niente, nemmeno la specie. Eppure in qualche modo riescono ad incastrare i loro spigoli nella vicinanza forzata. Negli incontri segreti per tentare di fermare l'avanzata della malattia di Osric, per credere in una cura impossibile. Aurienne crede la cura impossibile? Si, ma solo perché ha fatto ricerche in merito all'argomento e si sono rivelate inconcludenti, forse perché non ha mai potuto sperimentarle su un soggetto vivo? Forse perché, davvero, la via che stanno percorrendo non ha speranza e Osric dovrà semplicemente rassegnarsi alla propria morte?
Quello che ho apprezzato è che, sotto la superficie ironica, c’è un lavoro emotivo vero. Man mano che la storia va avanti, emergono fragilità, motivazioni, ferite. E a un certo punto ti accorgi che il “nemico” non è più solo l’antagonista della situazione, ma una persona con cui l’altro condivide qualcosa di profondo. Senza contare che la ricerca di una cura per una malattia impossibile, li porterà a scoprire qualcosa di ben più grosso, di ben peggio del mostro che si circonda di cani in difficoltà.
"Ah, Fairhrim..."
"Si?"
"Non si incupisca. È del mostro, che ha bisogno stasera, non dell'uomo."
Aurienne alzò gli occhi al cielo così forte, che vide la sua corteccia frontale.
Il romance cresce in modo graduale. Non è un interruttore che si accende all’improvviso. È più una resa lenta e inevitabile. Prima è curiosità. Poi è rispetto. Poi è quella fastidiosa consapevolezza che forse il problema non è l’altro, ma il fatto che ti importa troppo.
E quando finalmente iniziano a crollano le difese? Soddisfazione pura. Perché hai assistito a tutto il percorso: dalle discussioni accese ai momenti di vulnerabilità, fino a quel punto in cui entrambi devono scegliere se restare arroccati nelle loro posizioni o rischiare qualcosa di reale.
Mordaunt era un Fyren. Solo un Fyren. Ma era davvero solo quello?
Il tono resta leggero, brillante, con quella vena ironica che ti accompagna fino alla fine. Ma nei momenti chiave sa diventare sincero, quasi tenero. Ed è proprio questo contrasto che funziona: l’orgoglio che si scioglie, la tensione che diventa complicità, la rivalità che si trasforma in desiderio.
Alla fine, “Come (non) Innamorarsi del Nemico” è una di quelle storie che leggi con un mezzo sorriso costante, aspettando il momento in cui i protagonisti smetteranno di mentire a se stessi. È romantico, è divertente, è pieno di chimica. E soprattutto conferma una verità universale: più forte è l’odio iniziale, più spettacolare sarà la caduta.

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