Recenqualcosa di "Sorcery of Thorns" di Margaret Rogerson
- Naia Sterne

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

Editore: Oscar Vault
Vol. 1 di 2
Pag. 456
Se c’è una cosa che mi ha fatto davvero innamorare di questo volume è stata senza dubbio l'idea che ne muove la narrazione: i libri non sono semplici oggetti, ma creature vive, imprevedibili, pericolose. Grimori che sussurrano, si agitano sugli scaffali, provano emozioni… e che, se feriti, irritati o trascurati, possono trasformarsi in mostri. È una visione che rende l’ambientazione qualcosa di davvero speciale. Non è solo un mondo fantasy: è un mondo che respira carta e inchiostro.
La storia segue Elisabeth, cresciuta in una Grande Biblioteca e ora apprendista. Una ragazza per cui i libri sono casa, famiglia, identità. E questa cosa si sente tantissimo: il suo legame con i grimori è quasi viscerale, come se facessero parte di lei in un modo che nessun altro concepisce. Non ha mai visto il mondo all'esterno della Biblioteca in cui è stata abbandonata e cresciuta, quando viene trascinata fuori da quel mondo, da eventi tragici e costretta a confrontarsi con maghi, demoni e intrighi politici, c’è proprio la sensazione di uno strappo, di qualcuno che deve ridefinire tutto ciò in cui ha sempre creduto. È uno dei fili più interessanti del romanzo, anche perché mette in discussione il classico “magia = male” su cui Elisabeth è cresciuta.
Accanto a lei c’è Nathaniel, il tipico mago tormentato, brillante e un po’ teatrale, e poi Silas… che onestamente ruba la scena ogni volta che compare e no, non vi dirò di chi si tratta. Il rapporto tra Nathaniel e Silas è probabilmente la dinamica meglio riuscita del libro: ambiguo, affascinante, con quel mix di dipendenza e affetto che non è mai del tutto rassicurante. È uno di quegli elementi che danno profondità a una storia che, per il resto, resta abbastanza nei binari dello YA fantasy classico.
Perché sì, alla fine Sorcery of Thorns non è il libro più originale del mondo, se escludiamo la questione dei grimori. La trama segue schemi abbastanza prevedibili, il villain non sorprende davvero e alcune dinamiche – soprattutto romantiche – risultano un po’ accelerate o poco sviluppate. Anche il finale dà l’impressione di correre troppo, come se dopo aver costruito con calma l’atmosfera, all’improvviso la storia decidesse di chiudere tutto in fretta.
Eppure funziona. Funziona perché è immersivo, perché è scorrevole, perché ha quell’atmosfera quasi “accogliente” nonostante i mostri e i demoni. È uno di quei libri che non ti cambiano la vita, ma riescono a trascinarti completamente nel loro mondo mentre li stai leggendo. E soprattutto, è perfetto se cerchi una storia che parli di libri, perchè lo tratta in un modo completamente diverso dal solito.
In definitiva, è una lettura che ha i suoi difetti, ma che si fa voler bene proprio per la sua idea centrale e per l’amore evidente verso il mondo dei libri. Se entri nel mood giusto, riesce davvero a farti sentire dentro una biblioteca viva, pericolosa e meravigliosa allo stesso tempo. E onestamente? Solo per questo, vale già la pena leggerlo.

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