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Recenqualcosa di "Tramonto a Oriente" di Federico Galdi

13 ott
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 7 ore fa

Editore: Plesio Editore

Autoconclusivo

Pagine: 244


Ci sono libri che ti chiedono un po’ di pazienza prima di conquistarti. Altri che ti buttano in un mondo pieno di nomi insoliti, creature leggendarie e intrighi politici e sembrano dirti: «Dai, tranquilla, prima o poi capirai tutto». Tramonto a Oriente di Federico Galdi appartiene un po’ a entrambe le categorie.


Siamo a Wa, una terra fantasy che richiama il Giappone feudale e ne rielabora atmosfere, folklore e tradizioni. Qui i draghi sono diventati cavalcature al servizio degli uomini in seguito a un evento antico chiamato Incanto, mentre yōkai e altre creature del folklore orientale convivono con una società organizzata secondo gerarchie ben precise. Una di quelle società in cui nascere nella famiglia sbagliata può complicarti la vita, ma nascere in quella giusta non ti garantisce affatto di dormire sonni tranquilli.


La nostra protagonista, Fa Minako, lo sa bene. Dopo aver vissuto un’esperienza traumatica, si è ritirata in convento insieme alla sua dragonessa, cercando di lasciarsi alle spalle il passato. Peccato che il destino, evidentemente, non abbia ricevuto la comunicazione relativa al suo desiderio di starsene in pace. Una convocazione dello shōgun la costringe infatti a rimettersi in gioco, trascinandola in vicende che finiranno per stravolgere la sua vita.

E quando il potere decide di occuparsi di te, raramente è per chiederti come stai.


Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio l’ambientazione. Si vede che dietro Wa c’è un lavoro di documentazione e costruzione: non ci troviamo davanti a un fantasy occidentale al quale sono stati aggiunti qualche kimono e un drago per cambiare arredamento. Gli elementi culturali e mitologici contribuiscono a dare forma al mondo, alle sue regole e ai rapporti tra i personaggi. Anche chi non ha una particolare familiarità con il folklore giapponese può trovare qualcosa a cui appigliarsi, sebbene all’inizio serva un po’ di attenzione per orientarsi tra nomi, ruoli e creature.


Insomma, non è proprio una lettura da affrontare mentre si risponde ai messaggi, si prepara la cena e si cerca di ricordare dove si è lasciato il telefono. Almeno, io eviterei.

La storia, infatti, parte con un ritmo piuttosto tranquillo e impiega un po’ a ingranare. Nella prima parte c’è spazio per conoscere i protagonisti, comprendere gli equilibri politici e prendere confidenza con le particolarità di questo universo. Non è una scelta che mi abbia infastidita in assoluto: in una storia così ricca, dedicare tempo alla costruzione del contesto ha senso. Il problema è che, quando finalmente tutti gli ingranaggi sembrano pronti a mettersi in movimento, la narrazione comincia ad accelerare parecchio.


E qui arriviamo alla mia principale riserva sul romanzo.

Per buona parte della lettura ho avuto la sensazione che ci fosse ancora molto da esplorare e approfondire, tanto nell'evoluzione degli eventi quanto in alcuni aspetti del worldbuilding. Poi, negli ultimi capitoli, la storia sembra avere improvvisamente fretta di arrivare al traguardo. Vicende che avrebbero meritato più spazio si susseguono rapidamente, lasciando poco tempo per assimilare ciò che accade e per godersi fino in fondo le conseguenze delle scelte dei personaggi.


È un peccato, soprattutto perché il materiale non manca. Anzi, proprio il lavoro fatto per costruire Wa e le sue dinamiche avrebbe meritato, secondo me, una conclusione più distesa. E poi c’è il finale, che secondo me arriva un pelino troppo di crsa e che lascia ancora molte cose da conoscere e da scoprire.


Non tanto perché ogni storia debba necessariamente spiegare tutto o accompagnare il lettore per mano fino all’ultima risposta, quanto perché qui ho percepito una forte sproporzione tra il tempo dedicato alla costruzione della vicenda e quello concesso alla sua risoluzione. Alcuni sviluppi sono interessanti e tutt’altro che scontati, ma avrei voluto avere la possibilità di soffermarmi maggiormente su di essi, invece di ritrovarmi con la sensazione che qualcuno avesse premuto il tasto dell’avanzamento rapido proprio sul più bello.


A compensare queste perplessità ci sono i personaggi, che ho trovato uno degli elementi più riusciti del libro. Minako è una protagonista che deve fare i conti con perdite, imposizioni e cambiamenti che non ha scelto. La sua forza non sta nell’essere invulnerabile, ma nel continuare a cercare una strada propria anche quando gli altri sembrano aver già deciso quale dovrebbe essere il suo posto nel mondo. È interessante seguirla mentre cerca di riprendere in mano la propria vita, e ho apprezzato che la sua crescita non si riduca semplicemente a diventare più forte nel combattimento.


Poi c’è Shuǐlóng, suo fratello, che mi ha colpita per il contrasto tra il ruolo di potere che ricopre e la persona che sembra essere davvero. Non tutti desiderano comandare eserciti o passare le giornate a risolvere intrighi politici: qualcuno vorrebbe anche dedicarsi alle proprie passioni senza ritrovarsi addosso le responsabilità di un’intera provincia. Comprensibile, direi. Soprattutto se l’alternativa è trascorrere il tempo a gestire le pessime decisioni altrui.


Naito, invece, è uno di quei personaggi che riescono a incuriosire proprio perché non è immediato capire fino in fondo chi sia e che cosa voglia. Il suo modo di fare aggiunge leggerezza alla storia, ma dietro l’ironia si nasconde qualcosa che invita a riconsiderare ciò che si credeva di aver capito. E quando alcuni tasselli vanno finalmente al loro posto, il personaggio acquista una prospettiva diversa. Ed è il mio preferito.


Avrei voluto, però, che anche altri elementi del mondo narrativo ricevessero lo stesso spazio. In particolare, mi sarebbe piaciuto approfondire maggiormente i draghi e la loro condizione, perché sono una componente affascinante dell’ambientazione e il loro passato lascia intravedere possibilità che avrei voluto esplorare meglio.


Lo stile di Federico Galdi è scorrevole e non si perde in inutili ricami, pur dovendo gestire un universo ricco di riferimenti e dettagli. La storia alterna intrighi, momenti di tensione e avventura, con alcuni sviluppi capaci di sorprendere davvero. E, anche quando il ritmo iniziale richiede pazienza, la curiosità di scoprire dove porteranno le vicende dei protagonisti riesce a tenere viva l’attenzione.


Tramonto a Oriente è quindi un romanzo che mi ha lasciato sentimenti contrastanti. Da una parte ho trovato un mondo costruito con cura, personaggi interessanti e una storia che dimostra di avere idee e ambizioni; dall’altra, proprio quando avrei voluto avere almeno altre cinquanta pagine.


E forse è questo che mi dispiace di più: che il potenziale fosse così tanto da farmi desiderare di restare ancora un po’ a Wa. Infatti vado a leggere il nuovo libro, "Shinobi" e ci rivediamo su questi schermi.








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