Recenquacosa di "Ogni volta che vado in vacanza qualcuno muore" di Catherine Mack
Aggiornamento: 10 ore fa

Editore: Leggereditore
Vol. 1 di 3
Pagine: 324
Ci sono libri che ti fanno venire voglia di andare in vacanza.
Questo, invece, ti fa venire voglia di chiederti se sia il caso di restare chiusi in casa, con le porte sprangate e possibilmente senza invitare nessuno a cena. Perché a quanto pare, quando Eleanor Dash va in vacanza, qualcuno muore. E io comincerei seriamente a rivalutare il concetto di valigia.
Eleanor è un’autrice di gialli che torna in Italia per celebrare i dieci anni dall’uscita del suo primo romanzo. Fin qui tutto molto romantico: Roma, la Costiera Amalfitana, un tour letterario, persone del suo passato e una serie di eventi che sembrano progettati appositamente per ricordarle che forse sarebbe stato meglio scegliere una carriera diversa. Perché nel gruppo c’è anche Connor. L’uomo che ha ispirato il protagonista della sua serie, proprio durante un periodo a Roma e che Eleanor vorrebbe elegantemente eliminare. Dal libro, eh.
Dalla vita, invece, sarebbe già soddisfatta se sparisse dalla sua vista.
Peccato che qualcuno sembri aver preso la sua idea un po’ troppo alla lettera.
Ed è qui che parte il gioco: incidenti sospetti, morti, tentativi di omicidio, segreti vecchi di dieci anni e una comitiva in cui praticamente ogni persona ha un buon motivo per voler vedere qualcun altro sei metri sotto terra. Insomma, il genere di vacanza in cui il gruppo WhatsApp dovrebbe chiamarsi direttamente “Possibili sospettati”.
La cosa che ho apprezzato di più è proprio il modo in cui il romanzo gioca con il lettore. Eleanor ci parla direttamente, commenta quello che succede, anticipa, si contraddice, si lamenta e soprattutto ci porta dentro la storia come se fossimo seduti accanto a lei a cercare di capire chi sia il colpevole.
E poi ci sono le note a piè di pagina. Io non pensavo che avrei potuto affezionarmi così tanto a delle note a piè di pagina, e invece eccoci qui. Alcune sono assolutamente inutili ai fini della trama, ed è proprio per questo che funzionano benissimo. Sono il posto in cui Eleanor può dire quello che pensa davvero, rompere un po’ la quarta parete e ricordarci che, oltre a essere una protagonista dentro un mistero, è anche una donna che sta cercando disperatamente di mantenere una parvenza di controllo sulla propria vita.
Spoiler: non ci riesce.
Eleanor è imperfetta, impulsiva, spesso parecchio pasticciona e con una quantità di problemi personali che potrebbe tranquillamente riempire un altro romanzo. Ma proprio per questo mi è piaciuta. Dietro l’ironia e l’apparente leggerezza c’è una protagonista che si porta dietro parecchi fantasmi, soprattutto legati al suo passato e alle persone che hanno contribuito a trasformarla nella donna che è oggi.
E il gruppo che la accompagna è semplicemente un concentrato di “fidarsi? Ma anche no”.
C’è la sorella Harper, che dovrebbe essere soltanto l’assistente di Eleanor ma che chiaramente ha molto altro da dire; c’è l’ex che Eleanor non ha mai davvero dimenticato; c’è la rivale letteraria; ci sono vecchie conoscenze con parecchi scheletri nell’armadio e, naturalmente, Connor.
Connor meriterebbe un capitolo a parte.
Diciamo che è uno di quegli uomini che riescono a farti pensare “ma come hai fatto a non accorgerti che era una pessima idea?” ogni volta che apre bocca. Il mistero funziona bene soprattutto perché tutti sembrano avere qualcosa da nascondere e perché il passato continua a tornare a bussare alla porta. Non ho passato la lettura a fare diagrammi con fili rossi e fotografie attaccate al muro, ma devo ammettere che dall'inizio nella mia rosa di sospetti c'è sempre stato un nome, anche quando cambiavano tutti gli altri.
Non è un giallo che vuole necessariamente metterti alla prova con una costruzione cervellotica: vuole soprattutto intrattenerti. E ci riesce. È leggero, veloce, ironico e ha quella componente un po’ meta che gli dà una personalità tutta sua. Perfetto se avete voglia di un mistero senza dover necessariamente entrare in modalità “investigatore professionista con tre lauree in criminologia”.
E poi c’è l’Italia.
Che viene osservata attraverso gli occhi di un’autrice americana e, quindi, ogni tanto ci scappa qualche stereotipo che mi ha fatto sorridere e qualche momento in cui ho pensato: “No, Eleanor. Su questa cosa non possiamo proprio passarci sopra.”
Soprattutto quando si parla di cibo. Perché se c’è una cosa che può essere più pericolosa di un assassino in vacanza, è un americano che mette mano alla cucina italiana.
In definitiva, Ogni volta che vado in vacanza qualcuno muore è stata una lettura divertente, frizzante e molto più coinvolgente di quanto mi aspettassi. Non è il classico giallo cupo e angosciante: qui anche quando qualcuno rischia seriamente di morire, c’è sempre Eleanor pronta a fare un commento fuori posto e a coinvolgere il lettore nel disastro.
E forse è proprio questo il suo punto di forza.
Perché alla fine non volevo soltanto scoprire chi fosse l’assassino.
Volevo vedere quanto ancora potesse andare storto prima che Eleanor decidesse definitivamente di smettere di andare in vacanza.
Io, comunque, per sicurezza, resto a casa.

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