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Recenqualcosa de "I Figli del Marchio - La Rinascita" di Federica Caglioni

Selfpublishing

Vol 2 di 2

Pagine: 490


Eccoci qua, al secondo (e ultimo.) atto della storia di Kesey Donovan, e lasciatemi dire: “I Figli del Marchio – La Rinascita” non è solo il seguito che speravo, è anche quello che temevo. Temevo per le mie emozioni, intendo e perché sinceramente non ero pronta a lasciare andare i personaggi. Perché quando una storia ti fa sussultare dopo aver lottato con assassini, consigli corrotti e un Maestro bello e problematico, non prendi le misure necessarie ad abbandonare la storia. Come se non bastasse, Federica Caglioni, invece di darci un secondo volume rilassato, ha ben deciso di darci un altro pugno emotivo, stavolta condito con un po’ più di sguardi intensi e silenzi carichi di “ma io ti amo e ho paura”. Kesey e Kail non sono maestri nella comunicazone e nell'accettazione dei propri sentimenti, ma cerchiamo di riprendere il filo da dove ci eravamo separati....


Avevamo lasciato Kesey pronta a spaccare il mondo con il suo Fuoco, convinta di aver finalmente trovato il suo posto – e il suo Maestro, cosa non da poco considerato che nessun'altro al mondo era riuscito nell'impresa di trovarlo. E invece, sorpresa! Il Maestro non solo è stato salvato da lei, ma ora non le parla nemmeno. Fa finta che lei sia una comparsa nel suo incubo personale e si rifugia dietro a quel muro di silenzi e “non posso” che fa venire voglia di urlargli addosso, ci tengo a sottolineare che urlerei addosso anche a Kesey, che dal suo lato non permette a nessuna crepa di scalfire il muro dietro al quale si nasconde cercando di ignorare le proprie ferite. Capisco di più Kail, un uomo spezzato che cammina su vetri rotti e ha paura che l’Ilios gli faccia saltare in aria anche l’ultima briciola di sanità mentale. Quindi meglio tenere lontana l’unica persona che lo guarda come se vedesse il sole dopo mesi di tempesta, metti ci sia il rischio che possa aiutarlo....


Troppe volte, guardandola, ricordava la sua inettitudine come maestro. Era la vera ragione che lo spingeva ad allontanarla, perché, presto o tardi,

le melodie avrebbero ripreso a tormentarlo. E allora nulla avrebbe potuto risparmiarlo; non esistevano più gemme come la Goccia di Ilios,

niente e nessuno lo avrebbe saputo riportare indietro quando i quattro elementi fossero tornati per pretendere la sua testa.


Ma veniamo al punto: La Rinascita è un secondo volume che cambia marcia. Si fa più intimo, più romance, più “vorrei dirti che ti amo ma ho il cervello in tilt e ho troppa paura che tu possa ricambiare”. E va bene così. Lo scontro epico non manca eh – c’è azione, magia, ribellione e intrighi come se piovesse – ma è come se la vera battaglia si combattesse nel cuore dei protagonisti. Kesey qui è semplicemente una forza della natura. Determinata, ostinata, incapace di mollare anche quando ogni cellula del suo corpo le grida di farlo. Non ha più solo da affrontare un sistema marcio o un apprendistato impossibile, ma anche i sentimenti che la scuotono ogni volta che Kail entra in scena (e diciamocelo, anche a noi succede un po’ la stessa cosa). La sua evoluzione è qualcosa di tangibile: da ragazza in cerca di risposte a donna che combatte per amore, libertà e identità. Anche perché la sua identità è qualcosa che in questo volume ci trascina nelle profondità del passato.


E Kail? Lui è la definizione vivente di sto male e ho intenzione di ignorarlo. È vulnerabile e testardo, potente e spaventato, e ogni volta che apre bocca – o peggio, non la apre – si finisce a stringere il libro come se potesse consolarci. Spoiler: non lo fa. La bellezza di questo volume è anche il cambio di prospettiva. Finalmente possiamo vedere oltre Kesey e intrufolarci nella mente (e nei dubbi) di altri personaggi. È come passare dal monocolo al grandangolo: il mondo si espande, i personaggi secondari prendono vita e tutto acquista un nuovo spessore. Alcuni li amerete, altri li odierete profondamente, ma nessuno vi lascerà indifferenti. Ah, e per chi si chiedeva: , finalmente succede. Quella cosa. Quel momento. Quella scena in cui la tensione accumulata si spezza e finalmente succede qualcosa che aspettavamo da pagine e pagine. E no, non ve lo racconto. Godetevelo da soli.


"Sei il mio Ilios" confessò, incapace di trattenere le parole ora che era

arrivato fin lì, adesso che era di nuovo con lei. "Tu, Kesey Donovan, sei

il principio della mia esistenza, e da quando ho ripreso i sensi a Moirtes

è la tua voce che argina le melodie degli elementi. È solo merito tuo se

mi è concesso essere qui, e ho dovuto quasi vederti scivolare via per

capire e accettare che farò tutto il necessario per creare con te un

mondo dove tu possa essere libera. Non importa cosa mi porterà a fare,

né dove mi condurrà. Finché saremo insieme, il mio cammino andrà

dovunque andrà il tuo. Dove andrai tu, andrò anche io."


Ogni tassello del complotto trova il suo posto, ogni frammento del passato trova la sua sfumatura. È un libro che non dimentica di essere un fantasy che ci ricorda un classico anche quando spalanca finalmente le finestre al romance. Le trame intessute da Federica mantengono fedeltà alla sua penna che si mantiene evocativa, sorprendente, precisa e che riesce a non essere mai prolissa. Ti guida delicatamente in un mono che suona sotto la superficie, dove la magia non è solo potere ma riesce ad essere al contempo identità, oppressione e riscatto. Le sfide che i protagonisti devono affrontare non diventano più facili, al contrario, unite alle sfide emotive con cui ognuno (davvero tutti oh, nessuno escluso) deve affrontare.


In conclusione: I Figli del Marchio – La Rinascita è un finale che brucia, ma che lascia anche calore nel cuore. Chiude una dilogia intensa con coraggio, coerenza e sentimento. Avrei voluto un altro volume? Sì. Ne serviva davvero un altro? No. Federica ci ha dato tutto quello che serviva, e anche qualcosina in più.








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