Recenqualcosa di "Emofobia - Rabbia" di Ottavia Coteni
Aggiornamento: 11 ore fa

Editore: I.D.E.A Immagina Di Essere Altro
Vol. 2 di 3
Pagine: 400
Se con il primo volume avevo chiuso il libro pensando “ok, credo di aver capito qualcosa nel mucchio di cose che non ho capito”, con questo secondo capitolo ho finalmente accettato la mia condizione: non ho capito un BIIIIIP. E va bene così. No, okkei, quello che pensavo di aver capito l'ho capito ma mancano ancora una quantità di punti impressionanti. Ed è bellissimo.
Perché ormai ho imparato che con Ottavia Coteni non puoi permetterti di leggere pensando di essere più furba dell’autrice. Puoi fare teorie, puoi cerchiare dettagli, puoi sottolineare frasi, puoi costruire collegamenti degni di un’indagine dell’FBI… tanto lei è lì, tranquillissima, a guardarti mentre metti insieme un puzzle al quale mancano volutamente metà dei pezzi. E quando finalmente pensi di esserci arrivata, probabilmente hai appena imboccato la strada sbagliata. O semplicemente ti stai dimenticato di tenere d'occhio l'altro sentiero.
Dopo gli eventi del primo volume, ritroviamo Xis e Iris mentre stanno per incontrarsi nuovamente, ma ovviamente la cosa non può essere semplice. Perché quando nella vita di Iris torna Owers, l’uomo che già nel volume precedente ci aveva dimostrato di essere una di quelle persone di cui sai di non poterti fidare, la situazione precipita rapidamente. Però, Per proteggerla, Xis decide di portarla con sé su Aleph, ma quello che dovrebbe essere un rifugio sicuro comincia ben presto a mostrare delle crepe. Perché sia mai che le cose vadano nel modo in cui ci aspetteremmo...
E quando dico crepe, intendo che praticamente l’intero muro inizia a venirci addosso.
Perché nel frattempo succedono cose. Tante cose. Abbiamo reali scomparsi, strani avvenimenti, un pericoloso detenuto che evade da Karmarak(come gli voglio bene), Xis che comincia a fare i conti con emozioni che fino a poco tempo prima erano praticamente un concetto astratto e Iris che, ovviamente, continua a essere Iris. Cioè quella persona che potrebbe entrare in una stanza apparentemente tranquilla e riuscire a trasformarla in un problema diplomatico nel giro di cinque minuti.
Ed è proprio qui che secondo me Rabbia riesce a fare un passo avanti rispetto al primo volume. Se nel precedente libro la scoperta di Aleph, del Sistema Armonico e delle sue regole era una delle componenti principali della narrazione, qui ho avuto la sensazione che Ottavia fosse molto più interessata a mostrarci cosa succede quando quelle regole iniziano a essere messe realmente alla prova. E si, vengono messe alla prova profondamente e in vari frangenti. Non voglio dire che Ottavia metta da parte il worldbulding, perché in verità lo amplia ma lo fa narrandoci i suoi disordini.
Perché il concetto alla base della saga continua a essere uno degli aspetti che trovo più interessanti: in questo mondo le emozioni non sono semplicemente qualcosa che proviamo. Sono qualcosa che può essere controllato, manipolato, utilizzato. E dopo aver visto cosa significa vivere in una società che considera le emozioni quasi una minaccia, ritrovarci davanti Xis mentre comincia a sperimentarle davvero crea una situazione tanto interessante quanto, a tratti, esilarante. Perché considerando quanto fosse abituato a controllare ogni cosa, vederlo affrontare qualcosa di così imprevedibile è stato eccellente.
Il suo percorso continua infatti a essere uno dei punti centrali della storia. Nel primo volume avevamo iniziato a vedere le crepe nel Generale perfettamente controllato che avevamo conosciuto all’inizio; qui quelle crepe diventano decisamente più profonde. Xis non sta semplicemente iniziando a provare qualcosa per Iris: sta iniziando a mettere in discussione il modo stesso in cui ha sempre interpretato la realtà. E questa cosa, siori miei, è un bel problema. Soprattutto perché Iris non è esattamente il tipo di persona che ti permette di restare comodamente nella tua zona di comfort.
Il rapporto tra loro continua a essere una parte che apprezzo molto e che funziona incredibilmente bene, probabilmente perché non viene utilizzato come semplice decorazione romantica. Il loro legame è ancora fatto di contrasti, incomprensioni, provocazioni e soprattutto di due persone che arrivano da mondi completamente diversi e che continuano a costringersi a vicenda a guardare le cose da una prospettiva differente.
Iris resta Iris: intensa, ironica, diretta e assolutamente incapace di farsi andare bene qualcosa soltanto perché “si è sempre fatto così”. E probabilmente è proprio questo il motivo per cui funziona così bene all’interno di un mondo costruito sull’ordine, sul controllo e sulla repressione delle emozioni.
Poi c’è lui. Owers. Io non lo so. Davvero.
Non so cosa voglia quest’uomo. Non so da che parte stia. Perché se ora so cose... Io comunque non so se sia un genio, un manipolatore, un pazzo, una combinazione delle tre cose o semplicemente Ottavia che si diverte a guardarmi mentre cerco di capire cosa stia combinando. E la cosa peggiore è che mi piace. Ancora. Anzi, forse ancora di più.
Ogni volta che compare ho quella sensazione fastidiosissima del “ok, adesso sicuramente scopriremo qualcosa in più”. E invece niente. Ottavia lascia cadere un’altra informazione, un’altra frase apparentemente insignificante, un altro dettaglio e tu rimani lì a chiederti se hai appena assistito a qualcosa di fondamentale oppure se ti stai facendo dei film mentali completamente inutili. Probabilmente entrambe le cose.
Una delle caratteristiche che ho apprezzato maggiormente anche in questo secondo volume è proprio il modo in cui l’autrice gestisce le informazioni. Non ti prende per mano e ti dice chiaramente “questo è importante, ricordalo”. Al contrario, dissemina dettagli, frasi, piccoli elementi che sul momento possono sembrare secondari e che poi iniziano lentamente ad acquistare un peso diverso.
E dopo quello che è successo nel primo volume, io ormai quei trafiletti all’inizio dei capitoli li guardo con sospetto. MOLTO sospetto. Non mi fregate più. O almeno, questa è la mia illusione. Perché probabilmente anche stavolta ho letto tutto convinta di essere una brillante investigatrice e alla fine scoprirò di aver passato ore a costruire una teoria basata su una virgola. Questa saga ti costringe a partecipare. Non è una lettura da fare completamente passivamente. Ti viene spontaneo cercare collegamenti, ricordare avvenimenti, interrogarti sulle intenzioni dei personaggi e soprattutto chiederti quanto di quello che ti viene raccontato sia davvero la verità.
Come dicevo il worldbuilding continua ad ampliarsi. Aleph e il Sistema Armonico continuano a essere il cuore di un universo che ha ancora parecchie zone d’ombra e che, proprio per questo, riesce a mantenere quella sensazione di estraneità che avevo trovato interessante fin dall’inizio. Anche perché, ci sono dei nuovi personaggi, dei nuovi personaggi che mi sono piaciuti assai molto che ci aiutano ad ampliare le nostre vedute. Non vi dirò chi sono ma posso dirvi che hanno personalità incredibilmente riconoscibili in momenti incredibilmente difficili. Per loro, per noi e probabilmente anche per Ottavia durante la stesura.
E poi c’è la Rabbia. Che non è soltanto il titolo del volume, ma diventa inevitabilmente qualcosa di più all’interno della storia. Dopo aver visto quanto il sistema tema e controlli le emozioni, concentrarsi su una delle più istintive e distruttive apre nuove possibilità interessanti. Perché se la felicità può essere una droga, se la tristezza può essere una condizione da reprimere e se ogni emozione rappresenta qualcosa che il Sistema vuole controllare… cosa succede quando lasci spazio alla rabbia?
Beh. Probabilmente niente di buono. E considerando i soggetti coinvolti, diciamo che non mi sentirei particolarmente tranquilla.
La scrittura continua a essere scorrevole, ma soprattutto mantiene quella vena ironica che impedisce alla storia di diventare eccessivamente pesante nonostante i concetti che affronta siano estremamente complessi. E secondo me è un equilibrio tutt’altro che semplice da mantenere, perché tra sistemi sociali, emozioni, poteri, intrighi, misteri e tutta la faccenda di Aleph, il rischio di trasformare il romanzo in una lezione di filosofia intergalattica era, nuovamente, dietro l’angolo.
Invece no. La storia continua a muoversi, i personaggi continuano a combinare disastri e io continuo a chiedermi di chi dovrei fidarmi. Spoiler, credo che la risposta sia: di nessuno.
Arrivata alla fine, la sensazione che mi è rimasta è soprattutto quella di avere ancora più domande di quante ne avessi all’inizio. E apparentemente dovrebbe essere una cosa frustrante. Invece anche questo non è così.
Perché Emofobia sta costruendo le sue risposte lentamente, lasciando volutamente alcune porte socchiuse e invitandoci a sbirciare dentro senza darci ancora il permesso di entrare. Mi aspetto un terzo volume che finirà col botto e probabilmente la mia testa ne subirà le conseguenze perché sta già infilata in mezzo a quelle porte.
Se il primo volume mi aveva conquistata per l’originalità del mondo e per il modo in cui trasformava le emozioni in un elemento concreto della narrazione, Rabbia mi ha convinta soprattutto perché prende quelle premesse e le complica. E io adoro quando una saga fa esattamente questo. Non riparte da zero. Rilancia.
Quindi sì, anche stavolta non posso dirvi troppo, perché ho la netta sensazione che qualsiasi dettaglio apparentemente innocuo possa trasformarsi in uno spoiler grande come Aleph. Posso però dirvi che, se avete letto il primo volume, secondo me vale assolutamente la pena continuare. E se ancora non lo avete fatto, dovete rimediare.
Ci vediamo al prossimo volume, quando tornerò qui a raccontarvi di come avevo elaborato quattordici teorie, di cui tredici completamente sbagliate e una casualmente corretta per motivi che non saprò spiegare.
Perché ormai con questa saga funziona così. E, sinceramente?
Mi piace da morire.

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(O ancora meglio valli a trovare in fiera!)




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